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23 Aprile 2010 |
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Le analisi prodotte dalle fonti più accreditate (Drewry, OSC; in Italia, RINA, CONFETRA) sulle conseguenze della crisi globale nel settore del trasporto container convengono almeno su un punto: i volumi di attività e, auspicabilmente, la redditività del business torneranno ai livelli 2007/2008 non prima del 2013. Perché, dunque, un “port operator” globale ha deciso di continuare ad investire, in particolare in un mercato maturo come l’Italia? La risposta possiamo darla utilizzando uno degli assunti centrali nella relazione di Francesco Nerli alla recente Assemblea di Assoporti a Roma: le prospettive dei traffici container nel Mediterraneo favoriscono” la pluralità dell’offerta portuale” e possono “incidere favorevolmente nei porti di dimensione media”, con attitudine ai servizi regionali import/export, purché, si deve aggiungere, efficienti e ben connessi alla rete infrastrutturale; questo è l’identikit del nostro progetto di Vado Ligure!
La nostra strategia è quella di realizzare una piattaforma portuale sulla quale sia reso disponibile un “pacchetto di servizi” (tecnici, doganali, logistici) che aggiungano valore al mero handling e per i quali i Clienti siano disposti a pagare: la priorità, per noi come per i nostri concorrenti, è contrastare la tendenza alla “commoditization” (trasformazione in bene di consumo) del nostro prodotto-servizio.
CARLO MERLI (APM Terminal)
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