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Il registro internazionale marittimo, quello che ha garantito la sopravvivenza della flotta sotto bandiera italiana, è la priorità numero uno nella lista delle 277 forme di agevolazione fiscale che il ministro Tremonti ha ordinato di esaminare per raschiare il fondo del barile e recuperare al fisco ulteriori risorse.
E' stata infatti insediata in questi giorni presso il ministero dell'Economia la commissione che dovrà esaminare una dopo l'altra le agevolazioni fiscali che anno dopo anno sono state riconosciute a diverse categorie economiche e produttive del paese, ovviamente nell'ottica di fare cassa attraverso una loro rapida cancellazione o comunque un brusco ridimensionamento. E se qualcuno sperava che l'esistenza di un registro internazionale che, sommato con la tassazione forfettaria a tonnellaggio (tonnage taxi) di fatto si è tradotto in un'esenzione fiscale, potesse passare inosservata, resterà deluso.
Proprio il registro internazionale è priorità numero uno. Nel silenzio totale di Confitarma, che, pur disponendo di un''arma” eccezionale, quella dell’occupazione, per difendere la validità del registro internazionale, non ha preso posizione, l’esame delle norme varate nel 1998, dall’allora ministro dei Trasporti, Claudio Burlando, è diventato prioritario. A capo del gruppo di lavoro della Commissione che - come detto - ha posto il Registro internazionale al numero 1 nella lista delle 277 agevolazioni oggetto di riesame, c’è Vieri Ceriani, capo del servizio rapporti fiscali della Banca d'Italia, incaricato espressamente di occuparsi dell'erosione fiscale dovuta alla forbice tra imposizione fiscale ed esenzioni, agevolazioni e favori fiscali. E Vieri Ceriani, stimatissimo funzionario di Bankitalia, conosce vita morte e miracoli del registro internazionale, del quale si era direttamente interessato in fase di stesura della legge da parte dell'allora ministro dei Trasporti, Claudio Burlando..
Il registro internazionale , esteso nell 2005, anche alle navi impegnate nel cabotaggio, è una vera e propria norma speciale non assimilabile ad altri trattamenti fiscali esistenti in Italia. Frutto di un dibattito apertosi e sviluppatosi in questa drezione in quasi tutti i paesi occidentali ed europei, incapaci con nel tradizionale quadro normativo e fiscale, di reggere alla concorrenza internazionale specie delle flags of convenience, il Registro internazionale offre sostanzialmente tre tipi di benefici: il primo è una deroga all’articolo 318 del Codice della navigazione che prevede l’obbligo di avere a bordo un intero equipaggio italiano, e consente quindi di imbarcare una quota rilevante di personale extracomunitario a costi nettamente inferiori.
Inoltre l’armatore si trattiene, non versandolo allo Stato, pari al 30-40% della retribuzione corrisposta, ma porta comunque questa somma in deduzione come costo aziendale. E’ inoltre esentato dal pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali, che sono coperti da uno specale Fondo (non rifinanziato) del governo.
Dal punto di vista strettamente fiscale alle navi iscritte nel registro internazionale non si applica l’Irap. Il reddito assogettabile ad imposta sul reddito è pari al 20% del reddito prodotto dalla nave e anche le eventuali plusvalenze rientrano nel reddito imponibile in misura del 20%.
Dal 2005 le imprese armatoriali dispongono di un’ulteriore opzione fiscale: optare per la tonnage tax ovvero una tassazione forfettaria, minima, calcolata sul tonnellaggio complessivo delle navi di proprietà, indipendentemente dal eddito prodotto o no.
Norme particolari si applicano per quanto riguarda le navi impiegate nel cabotaggio nazionale e in quello continentale. Complessivamente le condizioni amministrative e fiscali riconosciute alla flotta battente la bandiera tricolore-bis, rappesentano una vera e propria oasi nel panorama delle imprese italiane e di altre attività economiche, che – secondo lo spirito del legislatore – impattano in maniera meno immediata di quanto accada alla flotta, con le conseguenze della concorrenza internazionale.
I risultati del registro bis, o registro internazionale, sono stati eccezionali: si calcola che 450 navi che erano emigrate presso registri esteri (di convenienza e no, siano rientrate in Italia, consentendo alla marina mercantile nazionale di collocarsi, con oltre 16 milioni di tonnellate di stazza lorda, stabilmente in dodicesima posizione nella classifica mondiale delle flotte mercantili.
Senza un Registro Internazionale, nato per salvare l'occupazione italiana che nel breve periodo sarebbe totalmente scomparsa, ora potrebbero essere a rischio più di 40.000 posti di lavoro. Si tratta degli ufficiali, dei comandanti, ma anched ei marittimi (e ciò vale specialmente per il cabotaggio) imbarcati sulle navi italiane, nonchè del personale amministrativo. Una delocalizzazione delle navi sotto bandiera estera difficilmente non recherebbe con sè una parallela delocalizzazione amministrativa delle aziende armatoriali.
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