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Il porto di Gioia Tauro, maggiore scalo di transhipment del Mediterraneo e protagonista della breve primavera della portualità italia, chiude per assenza navi. Medcenter, l'azienda terminalistica che gestisce il porto di Gioia Tauro, ha deciso di chiudere dalle 19 di stasera (8 gennaio) lo scalo per trenta ore per mancanza di navi in arrivo e collocare i 1.200 dipendenti in cassa integrazione per lo stesso periodo.
E' la prima volta che si verifica una situazione del genere da quando, nel settembre del 1995, il porto container, il piu' grande del Mediterraneo, ha avviato la sua attivita'. Il porto di Gioia Tauro ha chiuso il 2010 registrando volumi di traffico leggermente inferiori a quelli dell'anno precedente.
La notizia trapelata nel torpore di festività che stentano a finire, è di per sè choccante. Lo è perchè l'assenza prolungata di navi da un porto di transhipment che ha un movimento di portacontainer abitualmente quadruplo rispetto a un normale porto regionale, difficilmente può essere interpretato come il frutto di una coincidenza negativa, di un incontro d'astri non favorevole per il 2011. E' un campanello d'allarme che, anche nel caso in cui - come sostiene il sindacato Sul che ha organizzato da stasera un sit-in "spontaneo" di lavoratori davanti ai cancelli di Mct - la proprietà del terminal avesse voluto forzare la mano per accendere i riflettori anche politici sui problemi del porto, fornisce la testimonianza di un malessere profondo, di una crisi difficilmente reversibile.
Gioia Tauro, nel cui capitale figurano oltre a Contship i due maggiori gruppi armatoriali del mondo, il gruppo danese Maersk numero uno del trasporto container e la Msc (Gianluigi Aponte), numero due dello stesso mercato, sta subendo in modo inesorabile e senza possibilità di difesa i colpi della concorrenza dei neonati terminal della costa nord dell'Africa: da Tangeri, alla Tunisia, sino a raggiungere Port Said.
Porti questi, che possono giovarsi di costi di gestione (specie del personale) talora inferiori dieci volte rispetto a quelli dei porti di transhipment italiani. E un terminal container è l'equivalente portuale di un'industria di base, sviluppabile anche in paesi in cui la tecnologia non è al top e dove la partita si vince sui costi di gestione e quindi sulla capacità di offrire alle compagnie di trasporto container tariffe molto più convenienti.
La chiusura per trenta ore di Gioia Tauro è un trauma le cui conseguenze anche sugli equilibri politici ed economici della Calabria e dell'intero Mezzogiorno, non potranno essere lievi e indolori.
Per il governo il terminal simbolo della "buona impresa" al sud, può trasformarsi in un nuovo caso di gestione difficilissima in un'area esplosiva e non solo dal punto di vista occupazionale. Poco lontano dalle gru, per la prima volta, ferme di Gioia Tauro, si intravvedono le case di Rosarno (mille immigrati africani) e i cumuli di immondizia di una emergenza rifiuti di serie B.
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